Sinossi “Game Of Thrones” 7×03 – “The Queen’s Justice”

Devo ammettere che questi sono gli episodi che preferisco, quando si concentrano per più tempo su meno personaggi, rispetto a quelli che due minuti qui due minuti lì arrivano a sessanta minuti senza aver concluso poi molto.

La Giustizia della Regina. Chissà perché, ma credevo che la regina alla quale si riferivano nel titolo fosse Daenerys: forse perché Dragonstone, Stormborn, si riferivano a lei e credevo avrebbero proseguito in questa direzione.
Invece no, la protagonista indiscussa è Cersei. Tutto gira intorno a lei, e ammetto che è stata al centro delle scene migliori dell’episodio.

Mi sento quasi ingenuo per non esserci arrivato subito, ma il regalo che Euron porta a Cersei è Ellaria, accompagnata da sua figlia Tyene, con la promessa di ottenere vendetta per la morte di Myrcella.
Non potevamo aspettarci un altro tipo di vendetta da questa Cersei che non ha più nulla da perdere, e che ormai sogna soltanto di spezzare coloro che hanno fatto del male a lei. Due cose ho sempre detto su di lei: che nonostante tutto lei amava davvero i suoi figli, e che incanalate verso il benessere del regno le sue grandi capacità l’avrebbero potuta rendere una grande sovrana. Ma un’infanzia difficile, un amore proibito, una profezia che l’ha sempre tormentata, tutte le perdite e le umiliazioni subite l’hanno resa quello che è oggi, una donna capace di subire uno sgarro, cadere e rialzarsi per poterti ripagare con la stessa moneta e anche di più.
Non sono una fan di Ellaria e le sue figlie, e la morte di Nym e Obara mi ha lasciata con l’amaro in bocca solo per tutto quel potenziale sprecato. La scena in cui Ellaria sputa ai piedi di Cersei ci dimostra quanto lei fosse sicura di morire e, non avendo nulla da perdere, si sentiva libera di mostrarle il suo disprezzo, di farsi beffe di lei. Ma aveva fatto male i suoi conti.

La scena nella cella credo sia la mia preferita dell’intero episodio, per merito dell’interpretazione di Lena e Indira, che sono state davvero straordinarie e in maniera opposta l’una dall’altra: Cersei, attraverso un monologo molto forte, con la sua voce spezzata alternata a sorrisi inquietanti, è riuscita a dimostrare come dietro quella facciata senza emozioni ci sia ancora un cuore, un cuore che soffre la perdita della sua unica figlia. Ellaria, pur senza parlare, attraverso ai suoi occhi ci ha mostrato fierezza, paura, impotenza, man mano che realizzava ciò che sarebbe successo, qualcosa che mi pare evidente che non si sarebbe mai aspettata. La regina ha condannato a morte Tyene come Ellaria ha ucciso Myrcella aggiungendo qualcosa di sé, ovvero costringendo la madre ad assistere impotente alla morte della figlia, un’agonia che a quanto pare potrebbe anche perpetuarsi per giorni. Giuro, sono riuscite a farmi provare un peso sul petto.

Il problema con i debiti dei Lannister, poi, ci ha portati direttamente a un’altra grande morte a fine episodio. Innanzitutto, ammiriamo l’abilità di Cersei di ingraziarsi il banchiere di Braavos. Poi hanno messo in atto un piano grandioso, che li ha portati a perdere sì Castel Granito, ma a guadagnare Alto Giardino e a farci salutare l’ultima dei Tyrell, Olenna. Ammetto che questa perdita mi fa male tanto quanto quella di Margaery e Loras dello scorso anno, soprattutto perché Olenna è rimasta se stessa fino alla fine. Non ha implorato pietà, era pronta ad affrontare tutto quello che Cersei le avrebbe fatto subire, ma per fortuna Jaime è più assennato di lei e le ha permesso di avere una morte misericordiosa e dignitosa. Ma non se n’è andata senza lottare, a modo suo: come Ellaria, anche Olenna non aveva nulla da perdere, e ne ha approfittato per togliersi qualche sassolino e rivelare chi è la vera responsabile della morte di Joffrey. A modo suo si è presa un’ultima piccola vittoria, dimostrandole che per anni ha inseguito la persona sbagliata mentre teneva accanto a sé la vera colpevole. Non credo che questo possa ormai scalfire Cersei (la scena di sesso con Jaime serve a questo, a mostrarci che dopo l’apatia dei primi due episodi ha ritrovato una parte di sé) ma sicuramente ha colpito Jaime, e per lei è un grande modo di darci il suo addio. She’ll be the end of you. Io ci credo: fin quando Jaime resterà al fianco di sua sorella, il suo personaggio sarà condannato.

Sull’altro fronte, abbiamo avuto l’attesissimo incontro tra Dany e Jon. Dedicare a entrambi mezzo episodio mi sembra un po’ esagerato, in 40 minuti sono passati dal non fidarsi a mettere le basi per un’alleanza, ma capisco che in molti attendevamo questo momento e ne hanno approfittato. Ammetto di essere io stesso tra quelli che aspettavano questo incontro da tempo, ma non per la coppia in sé, quanto per il fatto che gli ultimi due presunti Targaryen si sono finalmente incontrati. E devo ammettere che le loro scene insieme sono state molto belle da vedere perché Emilia e Kit hanno una buona chimica, i draghi sullo sfondo avevano qualcosa di molto suggestivo e soprattutto hanno avuto un bel botta e risposta.

Fuoco e ghiaccio si sono incontrati, come dice Melisandre, e entrambi vivono secondo il loro nome: Daenerys si dimostra fin da subito più turbolenta, con un tono di voce che non ammette repliche e il suo caratterino che fa capolino in ogni battuta; Jon al contrario è più calmo, pacato, persino quando le cose per lui sembrano mettersi male e appare più un prigioniero che un ospite. Tyrion è la carta in più che gli permette di trovare un punto in comune e di cercare di collaborare. Cosa che a questo punto pare fondamentale: perché, al di là di tutto, al di là dei draghi e degli Immacolati, al di là della conquista di Castel Granito, a conti fatti Cersei sta vincendo. Grazie a Euron, Daenerys ha perso gli alleati Greyjoy e di Dorne; grazie a Jaime, ha perso Alto Giardino. Quella che pareva essere una vittoria facile, fatta di astuzia e soldati, si sta rivelando una vittoria falsa perché persino quando vincono in realtà hanno perso.
Quale sarà la loro prossima mossa?

Sansa intanto sembra cavarsela bene a Grande Inverno, con Petyr al suo fianco che non molla la presa ma fortunatamente non come ci si aspetterebbe: il consiglio che le dà di pensare a tutte le situazioni che potrebbero verificarsi è buono, anche se forse prematuro visto che la ragazza si sta ancora abituando alla sua nuova condizione di guida del Nord.
Il ritorno di Bran per alcuni è stato freddo, ma non per me: Sansa gli salta al collo, lo abbraccia in lacrime, gli dice che è di diritto il signore di Grande Inverno. Bran è sempre stato il “favorito” di casa, quello dal quale nemmeno Catelyn Stark riusciva a pensare di separarsi, lei che aveva appena salutato le sue due figlie dirette ad Approdo del Re; me lo sono sempre immaginato il fratellino che tutti adorano spupazzare e abbracciare. Ma Bran non è più questo, è cresciuto ed è diventato una figura nuova e molto più importante, colui che sa tutto, e questo è un grosso peso da portare sulle spalle. Bran è felice di rivedere Sansa, ma non potevamo aspettarci da lui un’accoglienza calorosa… semplicemente perché non è più quella persona. Conosce la minaccia che grava su Westeros meglio di chiunque altro, anche meglio di Jon, ha visto cose che possiamo soltanto immaginare (cit.), queste sono esperienze che inevitabilmente ti cambiano.

Il nostro Jorah è guarito ed è pronto a tornare dalla sua Daenerys. Sam deve ricopiare antichi papiri e chissà cosa troverà tra quelle pagine. Non c’è molto da dire: io avrei rimandato queste scene al prossimo episodio mostrandoci già qualcosa in più, facendoci vedere dove ci porteranno Jorah e il lavoro di Sam (ammesso che trovi davvero qualcosa). Messi in questo episodio hanno si chiuso le vicende aperte nello scorso episodio, ma hanno anche interrotto il ritmo.

 

 

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